martedì, 19 agosto 2008

                                                                                                 21/ 07/ 2008

“Marina di Ragusa”.

Il cagnaccio travestito di impermeabile dingo, non viene più nel mio quartiere. Niente agguati sotto il portone. Forse quel dì era il suo modo di salutarmi FOREVER. Mi manca un po’. Ma lo capisco sempre dopo. Quando uno è già troppo via. Per la prima volta oggi sono andata al mare. Mi si son spalancate tutte le visioni. Ed uscite le orbite dagli occhi, appena siamo rimasti faccia a faccia. Io e il Mediterraneo.

Siamo arrivati fin qui Sandro e la parte più ribelle di me. Ha guidato da folle. La nostra canzone in questo momento è quella di Guccini: “Se io avessi previsto tutto questo…”

Allora lui si leva tutto, io mi spoglio, lui casca dall’infarto. Ma ci tuffiamo subito in acqua. È talmente limpida che vien da bersela. Mi ci specchio. Sandro mi accarezza con lo sguardo, poi scompare sotto, tipo un pesce. Poi ricompare da ogni parte. Per non sentir più né paure, illusioni, schiamazzi dei mocciosi, e voci dei fantasmi, ansie e molto probabilmente emozioni in stile passione, vado giù giù. L’unico modo per non sentire più nulla è immergersi.


È stato bellissimo Sandro nuotare e non fare un cazzo con te. Complimenti sei proprio un bravo ragazzo.

Poi tentiamo di farci baciare dal sole, visto che siam belli. L’abbronzatura sta a me come la dieta sta alle anoressiche. Non sono mai soddisfatta. Ne voglio sempre di più e di più

Risbuchiamo in strada. Dove maciniamo chilometri. I miei occhi stanno fotografando certi posti che la memoria ne è custode. Sono lusingata dall’arte qui. Dall’amore della pace che c’è qui. Però chiariamo un punto: da queste parti chi si mette la cintura della macchina viene preso per “puppo” che tradotto, vuol dire “checca”. Oppure chi si mette la cintura qui, viene scambiato come persona “fuori di testa”. Quindi io me la metto perché tanto lo sono, fuori, ed ormai fa lo stesso. Continuiamo a macinare chilometri, coi cicchini fumanti in mano. Ed io lo guardo senza imporre il mio sguardo. È lui, è lui che mi è accanto e che non vorrebbe soffrire più. Perché si è visto passare la vita sopra. Ed ora vuole solo sorseggiare i suoi caffè. E camminare con me.

Gli studio le spalle. Le braccia. Ecco ci risiamo. Divento ninfomane al pensiero di quella carne. Così tosta e luccicante di scuro. Perfetta. Mi fa strano vederlo lì, che pensa e dice in siciliano e non… no niente!

Lui, ch’è quello che te le strappa le mutandine. Lui che se ti piglia te le strappa con due semplici mosse delle dita. Sandro il bravo scugnizzo.

Oggi 21 Luglio Duemilaotto, ho conosciuto Manuela. Alle nove e qualcosa di sera, si esce e si cerca di far cazzate e pure qualche sketch. Tutto per colpa della tipina impegnativa di folle amore decennale di Sandro. Ogni Grand Uomo ha un amore irraggiungibile da 10 anni. Ore 22 e zero e zero. Sto per entrare al Bar 2.000. Lei è lì. In piedi col bicchiere grande quadrato in mano. Jeans, maglietta bianca, occhi truccati di nero. Viso dark. Capelli lunghi, frangia sgangherata davanti. Nasino, bocchina. Un colpo di fulmine alla rovescia.

È un turbine di cellule da schizzo. Forse il suo soprannome è proprio questo: schizzo. È un’orgia di pensieri e di risate tutte insieme. Contemporaneamente beve parla piange ride abbraccia tutti. Mi si presenta così. Le stritolo la mano. Dico piacere Mary dice piacere Manuela. E parla parla parla stavolta davvero con mezzo paese. Salta da un tavolo all’altro, chiama le vespe del 2.000 a sé.

Ha attaccato bottone con Sandro e chiacchiera logorroica ghignando anche quando racconta del suo tentato stupro. Parla male di suo marito. Mi dice se dovrebbe amare un uomo così. Cerca di umiliarlo. Poi mi spiegano che il marito è quello lì a sedere. Lui sta zitto, guarda avanti. Le piace ballare, mi dice che vuole andare a ballare. Mi dice che si lascia andare. Io entro a prendere una piccolamoretti, la sua casca a terra. S’incazza. Ma poi fa finta. Gliene offrono un’altra. Non va bene, non le sta bene. Si rincazza. Perché non è la stessa cosa tra un’anonima pinta ed una chiara con Wodka! Sandro non sa che fare. Dice al mio orecchio destro – Andiamocene, qua c’è una situazione piccante… -

Lei mi mette le mani dappertutto. Io la sto per mandare a cagare. Questo colpo di fulmine alla rovescia. Ambivalente.

Saluto il fratello di Oraz***. Più cresciuto, più tutto. A stento mi riconosce. Perché mi dice ch’è stato un anno in coma.

Incidente.

Lei attacca una cantilena micidiale. Vuole a tutti i costi che ci facciamo un giro in macchina. Per canna e cannabis! Tutti ci si gira dall’altra parte.

Lei grida che vuole fumare. Poi si avvicina suo marito. Mi guarda e mi fa: << Vieni ci fumiamo na’ canna >>, io: << No non fumo più >>, lui mi guarda scandalizzato e mi fa: << Ah! Allora ti schizzi? >>, io rido e faccio un’espressione a punto interrogativo. Lui ribatte: << Non fumi, non ti fai gli schizzi, beh? Allora che fai? >>, tutti in coro dicono Nienteee, che son a posto così.

Manuela sembra sclerare perché non fumo con lei. Manuela non ci crede. Manuela dice a un pappone Vieni qua che ti presento A’ Mary. Manuela mi sta per trascinare lì. Manuela mi si è messa un po’ troppo vicina. Mi sta cominciando a rimanere sul cazzo. Le dico: << Non so più come te lo devo spiegare! >>. E tutti mi suggeriscono che s’è fatto ‘sto schizzetto di bamba. Che ha 29 anni ed è mamma di una baby killer di 10! Che è così. Che vive senza un briciolo di orario. Che vive senza un briciolo di testa. Che assomiglia molto a me. Lì m’incazzo e dico – No cazzo! Io non sono così! Lei è molto peggio di me -. Si alza, si risiede, di continuo.

- Se continui così sarà difficile chiudere un occhio. Dopo -.
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domenica, 17 agosto 2008




                                                                                      20/ 07/ 2008

“Mica scemi”.

Sono a rubare il rosmarino. Nei piccoli negozi ce l’hanno tutti, ma non so perché questo della Villa è più profumato. Zampetto felina fra cumuli di cellule da scugnizzi, che ridono ed indicano qualcosa di me. Sono 2 le cose, o la mia borsa o il mio sedere. E dire che mi piace essere corteggiata dai baby killer. Eh no, ho perso ogni speranza di diventare normale. Mi sento a disagio con le persone di Vizzini che hanno superato i 18. Persone troppo irrigidite, troppo soffocanti e ignoranti come le loro capre. Dove “l’ommo è ommo” e la “femmena è ne’ fieno”. Della serie una tipina di 26 anni, che dev’essere una mezza cugina alla lontana, risponde alla mia domanda “sul viaggio” sul pigliar un paio d’amiche e saltare in aereo: << Ehm no, no! Io mi devo laureare! Devo prima finire gli studi >> abbassa gli occhi, boh li abbasso anch’io.

Balbettando dai forti sensi di colpa che le loro espressioni mi fanno, chiedo a questi miei parenti se mi danno uno strappo fino al viale. Che sono l’unica donna a qualsiasi ora fuori, bevitrice e seduttrice, vestita di semplici stracci e di carne tipo manzo.

Ma sono in vacanza ed ascolto in cuffia I Cappello A Cilindro, la loro “Per non Rallentare”. Cazzo se non c’hanno ragione. M’imbosco nelle frasche dei Posti Bui della Villa, tra cumuli di cellule di canne e cannabis sulle panchine. Come i vecchi tempi. Solo che ora: << Mary! To’ fuma! >>, e io << No grazie! Anch’io cambiai vita! >> e loro << Ahsee  fuma Mary eddai! >> e io << No grazie ho smesso >>.

Viene Sandro, mi preleva. Passiamo in ordine temporale: al Bar Catalano, Bar Duemila, pub The King e Bar Amoroso. L’ultimo. Quello di fine viale. C’ha la musica dal vivo. Io mi rilasso. Sandro pure. Lui beve una birra per farmi compagnia, io sono alla mia quarta. Decido al volo d’andare alla Diga.

Ora stiamo percorrendo la strada buia e silenziosa. Fuori dal mondo. Fuori da ogni cosa. Ci stiamo andando cazzo, alla Diga. E potrei stare ore a spiegare che cos’è per me fare questa strada. E potrei usare 100 respiri per scrivere cosa provo per la strada della Diga.

Abbiamo parcheggiato ridenti. Stesso posto. Qui è buio ma si vede tutto. Qui ci sono montagne frananti dietro le spalle e il precipizio davanti. Qui ci sono i falchi. I gufi giganti. Le civette da non guardare per superstizione. E fazzoletti di sperma per terra. Qui il cielo non esiste, solo un grosso cumulo di stelle impazzite. Qui Dio mi vede in faccia. Non si gira dall’altra parte.

I discorsi fra noi sono questi:

<< quanti abitanti fa Vizzini? >>

<< beh sarà 6.000 persone >>

<< ah! 6.000 anime in pena… e questo cazzo Sandro, vuol dire… che… >>

<< sì Mary, ascetto, ca’ ci sono circa 5.000 persone che te vogliono a tia! >>

<< porcaputtana già! Non posso crederci a Firenze invece ho avuto 2 volte 2 di picche.. >>

<< e che so’ orbi da’?! No, non hai capito, ci sei? Ca’ minimo minimo ce so’ cinquemila masculi e femmene che ti si vorrebbero fare! >>.

Si è stabilito ciò. Anche altro però. Torno a casa, non mi addormento subito. Penso a quello che non è successo ma che sarebbe potuto succedere tranquillamente.

Mi sfioro.

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venerdì, 15 agosto 2008

                                                19/ 07/ 2008


Ho visto Alberto occhi rossi e lucidi, ho rivisto uno dei tanti che si chiama Salvo, due veri amici per Sandro. U’ Quartino era al pub The King stavo per salutarlo di spalle con un grosso grasso “BHUUU!” quando vengo fulminata cogli occhi dalla biondona accanto. Dentro la Villa, vicino alla fontanella, mitica salva vite, scatta quasi una rissa, fra un vecchio over 50, un alcolizzato, Sandro e ovvio, me. Sono un po’ scontenta di non aver sferrato il mio destro. O di non averli inceneriti cogli occhi. Come mio solito.

Stasera non mi troveranno impreparata.

<< E vedi di passarglielo a tuo figlio il viagra. Stronzo. >>

“Che a Sandro non gli manca niente e chi vuol capire capisca”.
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martedì, 12 agosto 2008

                                                                                         18/ 07/ 2008

Ore 16.30, ho fatto la mia prima doccia. Svelta svelta che se no tolgono l’acqua. Nel bagno del piano di sotto s’è rotta la cassetta dello sciacquone del cesso. Che culo. Il pavimento è tutto un ciaf ciaf. L’idraulico cazzo è arrivato. Un idraulico serve sempre. Già. Questo però è brutto, antipatico, grasso, marpione e vecchio. Mi punta. Non fa altro che dire – Signorina qui, Signorina lì! -. La vespa assassina è ritornata. C’è ‘sta vespa dalle lunghe zampe dorate a ciondoloni che mi insegue vogliosa dal 2001. La vespa assassina arriva sparata come un fulmine. Fa un ronzio allucinante che La Riconosco subito. Scappo immediatamente. La vespa assassina mi vuole mordere io la voglio affogare. Chissà chi la spunterà. Se non verrò sbranata dal cane dingo, alle 18.00 esco.

Eh sì, l’adoro proprio la campagna.


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lunedì, 11 agosto 2008

                                                                                                 18/ 07/ 2008

Non mi sono ancora potuta fare la doccia. Comincio a puzzare come il cassonetto qui giù sotto. Il tubo dell’acqua si è definitivamente scassato. Il catoio piano piano, galleggerà. Mia mamma non vuole che tocchi nulla, neppure le teste mozzate dei bachi. Non vuole darmi nemmeno le chiavi di casa. Sono suo ostaggio. Ma sono anche uno spirito libero.

Stamani il cagnaccio stile dingo mi ha fatto un agguato. Ho capito un trucco: Devo farmelo amico.

Non si dice sempre che il Cane è il Miglior Amico dell’Uomo, giusto?











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venerdì, 08 agosto 2008

                                                                                                 17/ 07/ 2008

“Vizzini by night”.

Sono le 18.40. Esco. Vado al solito pub The King. Pregno di vecchie storie. Vado, entro e mi pare diverso. Cioè è più grande, ma mi sta stretto, ma non c’è nessuno e sembra più piccolo però lo hanno allargato. Sì boh insomma è cambiato. Dico quant’è questa birra, mi dicono 2 Euro! Grandi! Al Dublin da Sergio sarebbe venuta 5 Euro. O.k., o.k. sgolo e fumo. Poi vado dentro il parco del viale, che qui lo chiamano tutti: “La Villa”. Mi siedo a un chiosco. C’è musica ad alto volume e gente solare. Piglio una Moretti e guardo la luna. Il panorama è mozzafiato e qui è strano, ma la luna è sempre piena. Mi sbuca da dietro le spalle un mio amico, Sandro. Baci e abbracci e ci mettiamo ad aggiornarci.

<< Dai dimmi… Salvu***? >>

<< Salvu*** l’hanno “attaccato”! >> che tradotto vuol dire in carcere.

<< See, u’ attaccarono 4 mesi fa, che lui se fa futtere >>

<< Ah! No! Ma per quale motivo? >>

<< Sempre per quella faccenda là no? Mica cambia la minestra! >> in poche parole per droga.

<< E i gemellini? >>

<< Chi dici, i Trinc*** o i Maccarr***? >>

<< No no, i Trinc***!! >>

<< Ah! Chissi hanno cambiato vita! Si sposarono…! >>

<< Dai davvero? Son contenta! >>

<< Anche Oraz*** e Centocinque si sono sposati e cambiarono vita. >>

Io rido, bevo e son felice!

<< Anche Coppola cambiò vita! È papà ormai… >>

<< E… u’ Quartino? Che fine ha fatto u’ Quartino? >>

<< Bene sta. Lui sta bene. Anche lui è papà. >>

Poi le solite cose, sguardi lucidi che percepiamo solo noi, strette di mano coi passanti e via. Sandro mi accompagna fino in piazza. Scendo giù per la rapida. E trovo casa mia chiusa e spenta. Mi attacco al campanello. Mi scappa da pisciare. Risuono. Smoccolo. Nulla. Mamma non c’è. Io credo di non sopportarla più. Zampetto verso Santina e difatti la becco lì. La prelevo e si ritorna in giù verso casa nostra. Ma… cazzo… sussurro solo questo: si vede lì vicino al nostro portone un cagnaccio enorme appollaiato che “FA FINTA DI DORMIRE!” Ha la mascella enorme, orecchie abbassate, due fori neri per occhi, sembra morto, gli si vedono le costole. È color marrone chiaro. Tipo i Dingo! Insomma ci facciamo coraggio, arriviamo lì, apriamo di corsa e scompariamo nel buio della rampa di scala.
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mercoledì, 06 agosto 2008

17/ 07/2008


 “A Destinazione”.

Siamo arrivate intorno l’ora di pranzo. Sole a picco asciutto quasi africano. Ho due occhiaie così, dormito zero. Mamma s’incazza subito col vicinato, incomincia a parlare da sola, ed urla come un’ossessa. Io stringo i pugni. Io sto zitta. Io mi arrostisco al sole.

<< Trovate le chiavi? >> le fo.

<< Oh! Stai zitta! Non mi fare confondere, non so più dove sono! >> mi fa.

<< Ma hai avuto 15 ore di treno per pensarci… >> le fo.

<< Oh! E ora non mi ricordo più! Stai zitta o vattene! >> mi fa.

C’ho fatto il callo. Non ci faccio più caso ormai. Dicono che è il suo modo per dimostrarmi che ci tiene. Comunque non ci faccio caso, il sole mi ha squagliato la materia grigia in testa. Sono stremata. Hanno messo due grossi cassonetti della spazzatura proprio nel muro della nostra casa. Sotto il balconcino della cucina. Il puzzo deve essere equivalente tipo a quello di Napoli in questo periodo. Così mia mamma sta smadonnando. E tutto il vicinato ha pensato bene di chiudersi dentro. Io la tengo a distanza. Sto per collassare. Non oso dirglielo. Evito così di sentir risposte del cazzo.

<< Oh stai zitta! Ora non cominciare! >> sbraita. Poi se la piglia con mezzo mondo. Meglio così. Dico io. Trovate le chiavi, ( dopo un’ora ), entriamo, faccio la rampa di scala per salir su tutte le valigie. La mia è leggerissima, la sua ( non si sa come mai ) è pesante da morire. E buste e bustine del cibo. Le scale, me ne accorgo subito, son piene di cadaveri d’ogni specie. Chessò i millepiedi presente no? O lombrichi a metà. Calabroni appesi cioè impiccati da ragni abnormi. Cacchette di topo sparse diligentemente qua e là. Mamma s’impegna subito ad aprire il catoio per accendere i contatori. Il catoio per intenderci è una specie di garage per noi del Nord, solo molto, molto, molto più grande. Una specie d’immensa grotta, resa abitabile ( più o meno ), con muri spessi spessi, che serviva per ripararsi dalle bombe della guerra. Ecco questo per intendersi.

Fa così, fa cosà, apre, chiude, gira la manovella, alza, abbassa, pigia e … vi dico solo questo: NON C’È ACQUA! Praticamente non possiamo fare un cazzo. Tipo cosa? Tipo la pasta! Deficienti! Il caffè! Dare una cenciatina al frigo ch’è ricoperto da strato opachissimo e mettergli dentro bottiglie di acqua calda-africana. Siamo disidratate. Affamate. Assonnate. Stressate da far schifo. Io me la piglio con lei. Lei se la piglia con me. In un modo o nell’altro dobbiamo uscirne vive. Forse è il caso di sbranarci a vicenda. Il letto di camera mia è ricoperto da un’unica immensa ragnatela sopra. Camera mia invece è semplicemente infestata da fantasmi. Cattivi. Fanno sparire le cose. E ridono di me! Scendo giù, sto per mordere mia madre, mentre lei sta per uccidere un vicino. Dobbiamo andare in Municipio. Per elencare e far presente tutte le cose e i disagi.

Allora, elenco degli esposti:

- pago le bollette, ma dov’è l’acqua!

- pago le bollette e non c’è rispetto!

- pago le bollette quindi vengo qui!

- pago le bollette ma non posso lavarmi!

- pago la spazzatura ma è sudicio!

- pago la spazzatura ma com’è che nessuno lava la strada lì?

- venite adesso/subito/ora, a togliere quel cassonetto da sotto cucina mia se no ve lo sbalanco di là dal bastione!

Tempo residuo in Municipio: mezzora! Conclusione? Niente.

<< Io Signò che ci posso fa’!? >>.

Si ritorna a casa incredule, ormai non sento più neanche i morsi della fame. Né lo strano formicolio sotto i palmi delle mani. E… dico solo questo: viene Santina che ci invita a pranzo!

Mamma: << No, non fa niente… >>

Io: << Ma sì certo! Piglio la borsa e vengo!! Grazie Amica!!! >>.

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martedì, 05 agosto 2008

17/ 07/ 2008


 


“Catania pullman”.

Arrivate con un’ora di ritardo, alle 10.00. l’aria condizionata equivalente a zero sul treno. Siamo nel Sud gente! Il mio broncio raggiunge terra. Entriamo nella stazione dei pullman “Ast” tipo la Sita per noi di Firenze. O.K., siamo qui, c’è mancato poco che il treno facesse un incidente, ma non l’ha fatto.

E stiamo tutti bene.

Mi siedo ad osservare a vista le valigie. Sono l’unica e le sedie sono tutte vuote. Mamma è andata a fare i biglietti per Vizzini. Si deve prendere ‘sto Ast. O.K., niente, ascolto. Sono un’ottima osservatrice io. Di là dal vetro c’è un gruppo di autisti pullman. Tutti in sovrappeso tranne uno e tutti con gli occhiali a specchio.

I discorsi sono questi: << Omettere che significa…? Ah?! È questo quello che vuoi spiegato? >>

<< See… see… che significa omettere? >>

<< Allora. >> pausa per tirare una bella boccata di sigaretta, si concentra, tutti aprono gli orecchi in attesa della bocca della verità, e: << cioè, mio compare, tipo, faccio un esempio, c’è uno che deve fare una denuncia, e… omette di fare la denuncia! Ù capisti?! >>. Tutto questo si capisce no? Detto in stretto siciliano. Come quando esce uno e fa: << Oh che film stanno dando nella televisione? >> ed indica un grosso schermo nero piatto quasi sopra di me. D’istinto mi giro e lo guardo, mi accorgo dopo che è forato da due buchi di proiettili.

Ghigno.

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venerdì, 01 agosto 2008

                                                                                             16/ 07/ 2008



“Nel Treno”.

Le tedesche poi dopo scopro che sono australiane. Bon niente! È ovvio che non possiamo stringere legami di nessun genere neanche ridanciani. La simpatia è reciproca e il mantener le proprie distanze per una convivenza forzata, è a palla, io fo il mio.

Attacco subito a leggere una cosa. Mamma sembra impazzita! Da subito, dallo scoccare il primo minuto si è messa a ciaccolare colla famigliola irritante. Le mocciose non hanno nessuna aria in particolare, solo sono senza zucchero né sale, la madre invece ce l’ha un’aria: Di quella da prendere a schiaffi. Mi ha quasi scaraventato i piedini paffuti della babykiller-poppante, dappertutto, per poi dirmi con un filo di voce scazzato: - Ti dà noia? -. Risposta: - No! – mi sono poi alzata e ho cambiato posto semplicemente. Mi sono messa le cuffiette ed ho alzato il volume in modo ragguardevole. Non posso e non voglio stare a sentire i soliti discorsi da vecchie rincoglionite stressate e frustrate donnette suddiste. Presente no? Di quelle che se ne sono fuggite nel Nord per cercare il meglio e che si lamentano e si lamentano di quanto è meglio la propria casa di merda. E parlano senza un minimo di spirito d’adattamento. Capito no? Dopo 30 anni delle solite tiritere, metto l’IPod e me ne fotto. Gran bella invenzione l’IPod, il computer portatile, la musica, i cd e i dvd! Fanculo al passato, via, via, via, via! Largo! Fate spazio! C’è la strada qui davanti, c’è bisogno di andare, e voi mi bloccate la visuale. Spiaccicatevi o sparite. Non servite a niente! E tu smettila di parlare in playback anzi smettila proprio di aprire e chuidere la boccaccia.

O.K. leggo. Parla dell’amore questo scritto. Ed io non so cos’è l’amore, ma ho un’idea sbriciolata in testa, è qualcosa che ha tanto a che fare con
“la certezza”. Ma non ne sono troppo sicura. Di sicuro c’è di fondo il rischio, il gioco d’azzardo, le freccette e gli scacchi e il poker, e cazzo dai, non è che uno si mette a rischiare se non ha almeno un po’ di certezza dentro di sé. Di qualsiasi genere, anche di morire o di perdere tutto, o di fare il passo più lungo della gamba. Ad esempio io, quando cascai dalla moto sapevo prima che sarei cascata. Ho rischiato sì! Ma sapevo. O.K. treno, sto partendo.

Forse andrò a scontrarmi con quei tramonti color viola e arancioni col suono delle campane di S.Giovanni e puntini di abeti rossi e neri sullo sfondo da cartolina, che mi farà ricordare cosa più conta per me. E lo scopo per cui sono nata con tutta questa voglia di vivere. L’odore del fieno tritato dalla dentatura degli asini, il modo di sgranocchiarselo e il muso sorridente e i loro occhi che penetrano. I galli ruspanti sempre in super eccitamento e l’odore delle galline scorazzanti. Dozzine di babykiller in giù e in su da ripide stradine sulle bici due volte più grandi. Omini che gridano che vendono cose sulle api o macchine d’altri tempi, cose incomprensibili. Tipo anche alle 6.00. Del cazzo di mattino. Tipo ti vendono le uova fresche ambulanti. E poi la terra. La sabbia. La sporcizia dei piccioni. E poi c’è l’acqua che alle quattro non c’è più. E poi c’è un mangia-mangia mi sa. Tipo gente che non te l’aspetteresti mai che comanda “chi deve usufruire dell’acqua e chi no”. Io e la mamma facciamo parte della fattispecie dei secondi. E lo sappiamo bene tutti ormai: io voglio essere la prima che se no m’incazzo!

Stanotte l’autista del treno ha inchiodato. Ha fatto una frenata brusca, tra un po’ casco di sotto. Che ho la cuccetta in alto, “quella tipo all’ultimo piano”. La mamma si è messa a ciaccolare tutta la notte.





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giovedì, 31 luglio 2008

                                                                                                         16/ 07/ 2008



“Dal Treno”.



Carrozza 2, scompartimenti n° 96 e 97. o giù di lì. Non ho per niente voglia di fumare. Il mio cuore e il mio fisico si sono già messi in moto per la purificazione.

Entro, faccio entrare mamma, che occupa già tutto, ed io già assaporo una convivenza tosta e in procinto dello scoppio. Mantrugio i denti e ingoio saliva. Butto lì un’occhiata e noto subito cosa c’è in quei tre o quattro metri quadrati: Una giovane donna con la cioccia di fuori che fa succhiare la sua babykiller di un anno, o giù di lì. A pelle mi sta sul culo. No no, proprio a pelle vedo, che ci stiamo sul cazzo. Allora, c’è lei con la babykiller ciucciante ed un’altra bambina di 7 anni. Di là accanto al finestrino, 2 donzelle spilungone, tipo tedesche, cosce all’aria e piedi nudi. Loro sì, che mi garbano!


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