نحن لا نلعب
Sto camminando in una strada piena di cacca per terra.
Facciamo attenzione a non calpestare persone strasciconi ed abbiamo lo sguardo abbandonato giù.
Sto correndo in una macchina con la musica altissima.
Abbiamo i finestrini calati per far scorrere le note di questo basso fra le spine del selvaggio.
Agitiamo le braccia fuori e ci dimentichiamo di essere oggetti perfetti.
Facciamo finta di non esserci mentre ci strusciamo nel luna-park disabitato.
La nebbia ci declama da lontano e siamo follemente ironici sotto i cappotti da corvo.
Un ambiente ostile e selvaggio attira ogni particella della nostra corteccia cerebrale. Dark Lady di ritorno dal lungo letargo. Punta e mirali. Spara in ginocchio. Fatti valere. Non perdonare stavolta!
È un trance senza equilibrio
è una risata dopo l’altra
questa caccia ai cinghiali.
Per un attimo ci dimentichiamo di Chi Siamo
e diventiamo davvero Qualcosa.
Sto attraversando l’inferno sia all’andata che al ritorno.
Per me l’inferno è una lunga strada nel deserto, con fiamme alte di qua e fiamme di là, indiavolate.
Mi provocano ustioni lancinanti. Ma senza dolore vado comunque avanti. Poi mi rigiro e ritorno indietro. Brandelli incandescenti di carne cadono senza dissolversi. Noto tutto. Vedo ogni cosa.
Sto vivendo lo stesso mentre tu sei morto.
Sto vivendo lo stesso da 16 anni senza di te che invece sei morto.
Abbiamo avuto un istante per guardarci negli occhi e non dire niente.
Le due ruote sotto un involucro di plastica giallo erano sempre là, al solito posto.
Il Dio Tempo faceva sbattere vento sui nostri capelli ed abbiamo abbandonato le restrizioni mentali e ti ho tenuto la mano facendoti esalare l’ultimo respiro.
È una testa colma di pensieri loquaci
è una bisca sottomarina
questo flashback all’indietro.
Per non aver capito ch’erano tutti déjà vu
i sensi d’abbandono e mazzi di fiori ai guardrails.
Sto giocando a dama mentre ho capito tutto.
Siamo alla stregua di un altro campanello d’allarme, nel selvaggio ambiente.
Sono stata il biglietto da visita e ogni tipo di carta in regola per uomini incappucciati.
Sono diventata il giocattolo bellino e divertente per tutt’e due. Per Te e anche per Quell’Altro.
Appena avete letto e imparato bene il libretto d’istruzione per comporre i pezzi, avete spostato l’attenzione altrove.
على متن المركبة الفضائية ، مع التخلي عن اللعب ، هذا هو الثمن الذي يرمي من واحد في منشفة ، هو الثمن لأولئك الذين يعودون دائما الماضي
Poi suoniamo per il ritorno della Dark Lady senza che abbia un prezzo.
È una malattia guaribile
è un digiuno risolvibile
e passerà il Dio Tempo a ricordarmi che ho lasciato lo sguardo giù.
Perché soffrirò per un po’, ma ne varrà la pena.
Perché odierò quel che mi si sarà spezzato dentro, ma ne sarà valsa la pena.
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Firma : Due anfibi vissuti, un cappellino regalato, taccuino tela e pennello!!
AVANA SETTE
Atterrata a Malpensa il 5, non mi riposo, non dormo, non mi rilasso, piango a dirotto in bagno, cazzo ho già il Mal d’Africa. E lo confondo con “rapporto conflittuale con mio padre”. Mentre invece è solo “desiderio di quei colori lì”.
Atterrata a Malpensa il 5, volo a casa, volo in banca, volo al cesso, volo davanti una tazzina di caffè nero, volo al telefono. E chiamo tutti quelli che mi sono mancati. Te e Carlo Alberto. Forse ho avuto l’intenzione di chiamare con segnali di fumo anche il mio migliore amico, ma ormai non risponde più al richiamo d’indiani. “Wrong dei Depeche Mode sempre in cuffietta”.
Il tempo di una litigata furibonda, il tempo di fare giù a spintoni, il tempo di prendermi una sbornia dalla quale non mi riprenderò più, e via son ripartita per un altro lido, altre lande, altre zigzagate.
Sollevate da terra il 7, l’aereo faceva slalom attraverso le nuvole, sopra le Alpi. Questa è la volta buona che io e te Conny, si va A Berlino.
Te che fai: - Uh! Uh.. uuhh! Senti, senti come và! Qui ci si schianta tutti! Oddiooo! -
Ed io che fo: - Guarda. Guarda bello lì! A và guarda! E lì… e là… e uuuooaaww!! -.
S’arriva piene di innocenza e genuina fame di conoscere… e si becca il nostro contatto italo – deutsch: Monica si chiama, detta Avana 7 o Gigia o Gnomo o Louigia o Ehi Tu o Topo o semplice Avana. Dalla sua passione per l’unica cosa alcoolica che può bere: una bottiglietta Mignon da collezione di quell’amaro, dice squisito ma assolutamente introvabile. Lì cari, non ce l’aveva nessuno. Si girava e si rigirava per supermarket e non ce l’avevano tra gli scaffali. Assolutamente introvabile. Morale? Non ha bevuto quasi niente ed è stata astemia tutta il tempo. Muha!!
Conny ed io non abbiamo avuto così poca voglia di bere come a Berlino. Imperdibili le nostre espressioni del tipo: “ehi ma che ci piglia?” Pioveva sempre. Il freddo ghiaccio ci accompagnava. Le pozze per terra facevano ciaf ciaf al passare dei nostri anfibi. Bisognava comprare immediatamente dei guanti. Le ossa erano dei chiodi al sangue. Il nostro umore era sotto zero. Morale? Sembravamo d’esser lì lì per strapparci i capelli e la cosa cascava sempre di sottobosco. Morale? Ci evitavamo. Da zona Ostbahnhof a zona Ostkreuz. Da metropolitana in metropolitana, da muro est a ovest. Per 5 minuti. E la brina sul collo e il nevischio alle orecchie. E il nostro umore sempre sotto lo zero. Le ragazzotte del metrò ci potevano chiamare. Tranquillamente 10 al giorno ne potevamo prendere. Su e giù per scale e per direzioni sbagliate. La parola che è saltata di più all’occhio è stata: AUSGANG! Da zona Charlottenburg a Spandau a zona Brandenburger, con cartina in mano, sempre fissa, tanto c’è la linea verde, basta seguire sempre la linea verde, tanto c’è la U1. Poi da Plazt checazzo ne so all’Alexanderplatz! Le parole son state suonate in testa da martedì a domenica: You Speak English? Am Sorry! The metro? Tu coffee express! You Speck Italian? how Much?! Ausgang e Danke e Dankescen e così sia. Una sera io vo per conto mio, Avana sette porta la Conny in giro per musei o cazzoneso, per mercatini dell’usato. O a mangiare al Thailandese. Io decido di bere berlinese finalmente! Entro al Bull Bar. Dico: “One Beer please!” me la fa su un boccale da un litro e mezzo. Cari, ci siam capiti. Vo a bere, vo a sedere, vo a fumare, dentro, che lì cazzo dove vai vai, si può fumare dentro! Gioco con un cagnaccio dal colore ruggine, vuol bere la mia birra vedo, ritiro la mano. Che lì dove vai vai, ci son cani dappertutto dentro i locali. E mai piccini. Vo a pagare già mezza arrivata e mi fa la tipa: “Two euros”! Insomma miei cari, l’acqua minerale costa di più. Lì! Esco e giro a destra, un altro isolato. Vo tutt’adritto. Entro al Pub Grand. In effetti è bello grande. Pieno di divani e di lumini. Pieno di tavoloni stile ottocento. Pieno di poltrone rosso bordeaux e di velluto. Chiedo: “One beer please!”. Dico: “How much?” La tipa risponde sorridendo: “ un euro e mezzo!” la mia faccia è esterrefatta. Che dalle mie parti in quel posto sarebbe costata 7 euri buoni, buoni. Mi faccio una canna di Mery Jane con uno e una sua amica ed un altro ciccione. Fumo roba d’alto livello con perfetti sconosciuti in un posto perfettamente sconosciuto. E si fa già buio. Lui si chiama Iom… saluto Iom e gli altri e mi avvio nell’appartamentino dove alloggiamo io e Conny. Finalmente colla faccia soddisfatta. Incottita. Conny, io e Avana sette, il giorno a venire, siamo andate a mangiare un boccone in una enoteca. Loro due ordinano un piatto di lumache in due. Ci portano due assaggini di vino, e mentre io cerco di degustare, la Conny sgrana l’occhio e mi dice: “ehi guarda che non lo devi bere tutto!” ed io le lancio un’occhiata e basta. Una sola. Tanto no? Ci siam capiti cari, mica son idiota! Esco direttamente a fumare fuori e a prendermi un maldigola, fuori. Che lì se rimango alla fin fine della fiera, me la mangio viva ma ho smesso con la carne umana ahimè!
Vedere quelle piccole viscide lugubri lumachine appallottolate nel sugo piccante travolgente, è stato esilarante. Ho pensato a niente. Ogni boccone che prendevano pregavo per loro. Povere viscide sguscianti nere lumache. No perché io da piccina le coglievo e ci giocavo e le allevavo a casa! Perché da piccina avevo una passione per le lumache che le facevo figliare in terrazza in cucina, prima che la mamma mi dicesse : - a lavarsi le mani presto che i bastoncini findus sono pronti! -
Il tredici ottobre si stava per perdere l’aereo. Avana sette ci fa: “No problem! Dormo da voi e vi accompagno io all’aeroporto…” e noi: “ma ne sei sicura?” e Lei: “Ci penso io!!” e…. cari, abbiamo sbagliato semplicemente aeroporto! Con un corri corri, e un fuggi fuggi, in taxi siamo andate dall’altra parte della città. Si fa il CECKIN gli ultimi 5 minuti prima del gong. Prima dell’infarto.
Si corre e si scivola e si fa – Pista! Pista! – senza battito cardiaco. Abbiamo così preso il volo al volo. Letteralmente. Accidenti al tempo. Cipicchia al tik tak. Al cklik cklok dell’orologio. ‘cidenti al ritardo figliodiputtana!
DA LUXOR A HURGADA
È caldo. Fa caldissimo. L’aria si mischia coi colori e forma altre righe. Il cielo scompare a vista coi granelli incandescenti. Se stai immobile appare il miraggio. Lo guardi con espressione nobile. Ti scappa di strizzare un occhio. Ma non sparisce più. Fa un caldo bestia qui ladies and gentlemen.
Sono in Egitto.
Sono sbarcata insieme a un gruppo di scapestrati, no! Non ho detto “palestrati”, ho detto di scapestrati personaggi da Circolino post caserma dell’esercito. Siamo in effetti un esercito di trenta distinti signori toscani colla bestemmia suina facile, non ancora ben ingranati. Dico, siamo sbarcati tutti, tutti tranne una cosa. Mi hanno perso la valigia all’aeroporto.
Non ho nulla. Nulla, niente, non ho più nulla. Ho solo queste scarpette marroni da ballerina, bermuda da guerra, una canottiera color verde militare, una casacca beige. Mi ci manca un coltello e una mitraglietta e paio partita per il fronte. Invece che una femmina sembro un animale di razza strana. Ma questo ho, e me lo devo far bastare. Senza storie. Senza piagnistei.
Invece di piangere, singhiozzare, lamentarmi, mi scappa solo una bestemmia. Ci va di mezzo mio padre. Ch’era solo lì di fronte al tiro dei miei occhi, e un egiziano coi baffetti neri, neri, neri, e la mitraglietta davvero. Forse è un poliziotto. Boh? Comunque non accenna sorrisi.
Si va trotterellando nella nostra nave da crociera. Lady Carol si chiama. Ma accanto c’è la Lady Mary o Blademary non ho ben letto, ladies and gentlemen. Per approdarvi bisogna montare su una piattaforma, o no! No! Un tronchetto di legno che misura
Penso. E - ripenso. Che cazzo mi succede? Perché ti adoro? Non dovrei!
Sai che c’è di nuovo? C’è che in questo tempo e in questo spazio, non ho paura di avere paura. E delle mie solite insicurezze. Non dovrei lo so, ma il nodo si scioglie da sé, se vedo l’effetto che fa stare lontana a l’unica persona che vorrei stargli sopra!
Io anarchica tu comunista e della peggior specie. Io ambiziosa tu pieno di paternali. Io qui tu lì.
Io… tutta per gli altri… tu, tutto per te.
Siamo stati presentati alla nostra Guida Egiziana il secondo giorno che eravamo a Luxor, prima di salpare. O meglio, lui si è presentato così: - Salga, prego di qua, lei è quella che non ha la valigia! -. Beh ricordo che ho pensato ad alta voce qualcosa come questo: - Bene! E questo chi diavolo è? E ora non ditemi che il discorso dei miei vestiti ha già fatto il giro di tutta la nave!? -.
Poi prende in mano un microfono a volume altissimo e annuncia: - Ciao a tutti, io sono Giorgio! Ma voi potete pure chiamarmi IL FARAONE! -. Ridacchiamo tutti.
Ho scoperto il mio posticino a prua, il terzo giorno, sulle sponde di Kom Ombo. Tutt’intorno venticello lieve in faccia, vegetazione di quella che ti rimane eterna, bella, selvaggia, con cantilene nascoste dietro gli alberi. Uccelli bianchi in volo, bambini che ti salutano, che mi salutavano ovunque. Bambini che gridavano colle mani alzate, un maledetto: - Ciao ehi sono quiii! -. Io, sempre immersa nei miei pensieri.
Il resto lo tengo misterioso nel mio ventre. Perché tutto quello che percepisco non è mio fino in fondo se non arriva come un cazzotto dritto allo stomaco. Ed il mio ventre contiene tante cose. Il Faraone si accorge spesso dei miei occhi rossi e lucidi. Il capo gruppo Giovanni, mi fa compagnia nei miei 5 minuti
Lunghe camminate per strade e stradine. Templi color giallo scuro. Uomini di bianco vestiti coi fucili dovunque. Persone che ci tirano per un euro. Occhi neri di bambina di 10 anni che stringe cartoline.
Lunghe file per altri aerei, altri aeroporti, altri lidi. Ore ed ore in mezzo al deserto. Ed io col fiato sospeso per sempre. Appesa a un filo come a dire: - E se è questa la mia scia? -. Io che scoppio a ridere senza un motivo apparente in mezzo al nulla. Tutti che mi guardano come se avessi un’insolazione. Il Faraone che indica col dito: - Non ci fate caso, è pazza! -. Io che scoppio a ridere di più.
Da Aswan ad Abu Sinbel al Cairo, beh che dire Ladies and gentlemen, ho visto cose che voi umani…
Ed anche se le mie risposte hanno il sapore della Parola bastarda, mi vogliono bene. Hanno imparato qui, granello per granello, a volermi bene, con tutte le mie sfaccettature. Hanno aspettato di vedere che effetto faceva il mio sorriso. Ed alla fine l’hanno visto. Alla fine, li ho accontentati. È spuntato senza documenti. E si vede che si sono affezionati. Che uno per uno vengono qui, ad aprirsi con me. Io, coi miei piccoli sospiri, e loro, coi grandi momenti del passato. Io piccola, e loro hanno scelto me, proprio me, per confidarsi. Non ci si dimenticherà mai. Continuiamo a ripeterci : - Alla prossima, alla proxima – perché siamo già in viaggio, dentro di noi, un’altra volta lo stesso gruppo, un'altra volta le stesse facce, un’altra volta insieme, tutti Noi, perché alla fine ci siamo assaggiati ben bene.
Alla fine di tutto ho scoperto che non c’è bisogno di essere qualcuno per forza, o di essere grande, non c’è bisogno di sentirsi cambiati dentro per forza. Alla fine di tutta questa storia, ho scoperto che io no, io non ho paura di volare!
[ UN RINGRAZIAMENTO SPECIALE AL FARAONE E A TUTTI QUEI FARAONI TORNATI BELLI E DANNATI ]
lo STRANIERO GEMELLO
Sam, mani bucate. Live, perché è più facile per le mie dita.
Per i battiti di una tastiera, bianca, dove il nero non c’è. Non c’è e non si sente.
Sfanculi tutti, irrimediabilmente. Il continente dove ogni vaso è pieno di sabbia. E l’universo è il mare alla rovescia. I pescatori stanno in mezzo alle stelle e ci sono scogli di cristallo rosso persino nel cielo.
Un bar all’angolo, un vicolo, una ventiduesima Street, light.
La mano soffice, morbida, colore che sta tra l’avorio e l’argento. Irrazionale stratega.
La direzione presa di un deragliamento del volo. Mitragliatrice senza cartucce. Cixs.
Sam, occhi ti stringono. Residenza? Fumare Gauloises rosse. All’automatico.
Non è facile scrivere facendo disegni. Perché è più sporca così, tra le mie dita.
Per un attimo t’ho visto. T’ho visto sai? Che accennavi a un abbraccio. Gettandoti in arresa.
Sam, compulsivo nell’ordine e ti senti. Ti senti mentre non apri bocca. Le voci al petto.
Non è facile scrivere facendo disegni. Perché è più sporca così, tra le mie dita.
Ci sono occhi senza veli e sorprese dietro l’angolo. La parola data è il codice di una cassaforte. Segreto. Mano sul petto. Mi sembra che sei più vivo te quando t’incazzi che tutti ‘sti bravi ragazzi.
Sfanculi, poi quel ch’è tuo è tuo. Non ti fideresti neanche se lo vedessi. Il mio sentimento.
La tua frase preferita : “Tutte le donne sono puttane. Eccetto mia madre”- Victor Hugo.
La mia frase invece : “Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle” - Voltaire.
Come vedi ci sono 12 anni e 8 capitoli ad essere asimmetrici, fra noi. Ora fai la sottrazione. Lift.
Sam, mani bucate. Un giro in tutto il mondo, perché è più facile raccontarle se le hai vissute.
Non mi scorderò che mentre facevamo l’amore, fuori passavano foglie e voci di vecchie storie, ci si abbracciava volendo trapanarci fino agli ossi dello scheletro.
NUOVA ROMANTICHERIA
Hai “quasi” fatto ammenda.
Riflettici, perché abbiamo riesumato un amore. Sotto e poi sopra.
È giusto fare solo quel che è meglio per te. L’odore di Santo Spirito mi si apre ogni voltaper la prima volta. Grazie. “Bisogna fare quello che ci si sente di fare” hai sempre detto, facendo in modo d’insegnarlo come bibbia. Dentro e all’interno.
Soccombere ad una piccola luce nell’inferno, quando hai detto “no questa sigaretta non te la do”.
Abbiamo fatto ammenda.
Ho riflettuto per oltre dieci anni questo amore riesumato. Ma non potremo mai sopravvivere. Lo abbiamo afferrato come si afferra un quadro che sta per cadere a picco. Lo fai e basta.
Un giorno di festa così poco convenzionale, “io e te” tutti i giorni.
Non te la darei mai indietro la clavicola, perché ormai sei anche lì. Spalla destra, ci sei.
Sei nelle ossa, nel vento, nel mio passato, in tutto quello che andrò a combinare. Poi sottosopra.
Non ti negherei di voler chiedere indietro almeno lo zigomo. Altro che musica. La scapola sinistra.
Sei nelle ossa, nel vento, nel mio passato, in tutto quello che andrò a combinare. Poi sottosopra.
Mi sei entrato dentro nella tibia piccolo pezzo di vetro, e le macchine non si fermavano.
Non te lo ridò indietro il mio scheletro, che sei lì dappertutto. Di lato, nel salotto, in cameradaletto.
Hai “quasi” fatto ammenda.
Dopo oltre dieci anni, finalmente scrivo di te. Perché questa cosa irrequieta si è depositata come polvere bianca, in quella che tu chiami “senza testa”. Sappiamo di essere eterni bambini emotivi.
- Bisogna fare sempre quello che veramente si vuole fare -.
- Vorrei chiamare mia figlia Zoe un giorno -.
- Sarà femmina? Hai già deciso? Perché Zoe? Bello Zoe! -.
- Perché è il primo posto dove mi hai offerto la birra dopo il lavoro -.
- Se avremo un cane lo chiameremo Zoe, va bene lo stesso? -.
- Io lo voglio bianco come una nuvola. Voglio un maremmano -.
Hai lavorato bene la scatola di cartone bagnato del mio cuore.
Hai oltrepassato gli ostacoli del paradiso perché la divinità più suprema era il principio della nostra storia. Era più di tutto. Era più delle nuvole. Più dell’allegria. Più del pensiero d’amore.
Ovviamente il sangue, quel fiume di vino nelle vene, non te lo puoi bere, che sei finito pure lì. Abbiamo fatto un viaggio insieme; ce lo siamo meritato un sacco; ci siamo prestati i sentimenti più puri e siamo andati avanti. Abbiamo scoperto territori; abbiamo scoperto deserti pieni di oasi.
La parola Noi, Noi, Noi, non ha mai avuto senso più di allora. Eravamo una cosa sola. Eravamo in cammino dentro boschi vergini. Sempre in viaggio, e quello più pericoloso è stato quello dentro di Noi. Mano nella mano via, lontano, tutti nudi, tu con solo la cravatta e Il Giornale, ed io con indosso solo gli anfibi.
Tu con la macchina fotografica, e la mia maglia a rete nera in primo piano. “Forse” hai ancora tutto.
Riflettiamoci, abbiamo fatto Il Viaggio dentro Noi. Sotto e poi sopra.
7)‘sto periodo a un passo dalla neuro
Dunque è questo? Ho solo tanto bisogno d’essere amata?!
Basta che uno mi dia una carezza, o solo il pensiero di buttarmi la sua mano dentro, che io mi perdo nell’infinita dolcezza che c’è in un’attenzione.
Ecco cos’era.
In tutta la mia vita mi sono fatta prendere ( coinvolgere ) solo da Claudio e a distanza di dieci anni da Roberto ( carrozziere ). Te sei solo un’altra storia ( d’aggiungere ).
Solo che per dimenticare Claudio mi ci sono voluti altrettanti 5 anni, per dimenticare il carrozziere mi ci son voluti 5 giorni, e questo solo grazie A TE!
6) ‘sto periodo a un passo dalla neuro
Cioè fammi capì: io son qui a Policoro in una pensione delle suore, sono le 8 passate, che aspetto la chiamata di un algerino e quant’altro? Invece di godermi l’aperitivo con gioventù pulita e bicchieri conditi di ottimi profumi, io, Mariannapuntog, son qui in attesa?
Eh massì ho deciso di godermi il sentimento più vivo di tutti. È la mia chicca della discoteca. È il mio ballo alcolizzato nel cesso. È il mio sballo ravvicinato del terzo tipo. Il sentimento a farfalline che mi pulsa a martelletto, qui dentro. Ho l’acquolina alla gola. Noi, io, lui, e quant’altro, stiamo facendo le cose sporche-sporche. Una conoscenza misteriosa.
Quindi adesso che ho preso bagaglio e bagaglino per partire lontano lontano, in un posto dimenticato da Dio, io sogno già di ritornare! Infilarmi poco-abbronzata in un letto “clandestinamente calamitoso”. E mentre affondo in un mare trasparente dalle onde a zhùnami, e mi asciugo nel lenzuolo di questo letto della pensione di Padre Mariotti, io guardo il telefonino Nokia, aspettando la chiamata di un algerino ossessivamente appiccicoso? Così lontano da volerlo ancora più addosso?
Cioè fammi capì: io, Mariannapuntog, si è mischiata con quella cricca di cui diceva sempre non si voleva mescolare, ed ora come una ladra zingara si sta leccando il ditino affondato nella nutella?!
ACCIDENTI! PAZZESCO!
http://www.youtube.com/watch?v=jThgoRoOzV8
5) ‘sto periodo a un passo dalla neuro
10 ore di pullman
In orbita mi si eleva lo sguardo.
Appiccico un pensiero e la butto là : chiudo una storia di cinque mesi, e incontro te.
Te che mi hai asciugato le lacrime e imboccato a fatica la gioia di farcela. Ancora e Ancora.
Te che a sorpresa hai rispettato tutto ciò che avevo calpestato : la mia Schiena, il mio Stomaco.
Quindi da qui, dal finestrino, ho capito tutto : Ora che parto, che ho fatto bagaglio e bagaglino, ho già il Desiderio
Di
Ritornare.
http://www.youtube.com/watch?v=LWG4UJYTbuI