21/ 07/ 2008
“Marina di Ragusa”.
Il cagnaccio travestito di impermeabile dingo, non viene più nel mio quartiere. Niente agguati sotto il portone. Forse quel dì era il suo modo di salutarmi FOREVER. Mi manca un po’. Ma lo capisco sempre dopo. Quando uno è già troppo via. Per la prima volta oggi sono andata al mare. Mi si son spalancate tutte le visioni. Ed uscite le orbite dagli occhi, appena siamo rimasti faccia a faccia. Io e il Mediterraneo.
Siamo arrivati fin qui Sandro e la parte più ribelle di me. Ha guidato da folle. La nostra canzone in questo momento è quella di Guccini: “Se io avessi previsto tutto questo…”
Allora lui si leva tutto, io mi spoglio, lui casca dall’infarto. Ma ci tuffiamo subito in acqua. È talmente limpida che vien da bersela. Mi ci specchio. Sandro mi accarezza con lo sguardo, poi scompare sotto, tipo un pesce. Poi ricompare da ogni parte. Per non sentir più né paure, illusioni, schiamazzi dei mocciosi, e voci dei fantasmi, ansie e molto probabilmente emozioni in stile passione, vado giù giù. L’unico modo per non sentire più nulla è immergersi.
19/ 07/ 2008
18/ 07/ 2008
Ore 16.30, ho fatto la mia prima doccia. Svelta svelta che se no tolgono l’acqua. Nel bagno del piano di sotto s’è rotta la cassetta dello sciacquone del cesso. Che culo. Il pavimento è tutto un ciaf ciaf. L’idraulico cazzo è arrivato. Un idraulico serve sempre. Già. Questo però è brutto, antipatico, grasso, marpione e vecchio. Mi punta. Non fa altro che dire – Signorina qui, Signorina lì! -. La vespa assassina è ritornata. C’è ‘sta vespa dalle lunghe zampe dorate a ciondoloni che mi insegue vogliosa dal 2001. La vespa assassina arriva sparata come un fulmine. Fa un ronzio allucinante che La Riconosco subito. Scappo immediatamente. La vespa assassina mi vuole mordere io la voglio affogare. Chissà chi la spunterà. Se non verrò sbranata dal cane dingo, alle 18.00 esco.
Eh sì, l’adoro proprio la campagna.
18/ 07/ 2008
Non mi sono ancora potuta fare la doccia. Comincio a puzzare come il cassonetto qui giù sotto. Il tubo dell’acqua si è definitivamente scassato. Il catoio piano piano, galleggerà. Mia mamma non vuole che tocchi nulla, neppure le teste mozzate dei bachi. Non vuole darmi nemmeno le chiavi di casa. Sono suo ostaggio. Ma sono anche uno spirito libero.
Stamani il cagnaccio stile dingo mi ha fatto un agguato. Ho capito un trucco: Devo farmelo amico.
Non si dice sempre che il Cane è il Miglior Amico dell’Uomo, giusto?
17/ 07/2008
Siamo arrivate intorno l’ora di pranzo. Sole a picco asciutto quasi africano. Ho due occhiaie così, dormito zero. Mamma s’incazza subito col vicinato, incomincia a parlare da sola, ed urla come un’ossessa. Io stringo i pugni. Io sto zitta. Io mi arrostisco al sole.
<< Trovate le chiavi? >> le fo.
<< Oh! Stai zitta! Non mi fare confondere, non so più dove sono! >> mi fa.
<< Ma hai avuto 15 ore di treno per pensarci… >> le fo.
<< Oh! E ora non mi ricordo più! Stai zitta o vattene! >> mi fa.
C’ho fatto il callo. Non ci faccio più caso ormai. Dicono che è il suo modo per dimostrarmi che ci tiene. Comunque non ci faccio caso, il sole mi ha squagliato la materia grigia in testa. Sono stremata. Hanno messo due grossi cassonetti della spazzatura proprio nel muro della nostra casa. Sotto il balconcino della cucina. Il puzzo deve essere equivalente tipo a quello di Napoli in questo periodo. Così mia mamma sta smadonnando. E tutto il vicinato ha pensato bene di chiudersi dentro. Io la tengo a distanza. Sto per collassare. Non oso dirglielo. Evito così di sentir risposte del cazzo.
<< Oh stai zitta! Ora non cominciare! >> sbraita. Poi se la piglia con mezzo mondo. Meglio così. Dico io. Trovate le chiavi, ( dopo un’ora ), entriamo, faccio la rampa di scala per salir su tutte le valigie. La mia è leggerissima, la sua ( non si sa come mai ) è pesante da morire. E buste e bustine del cibo. Le scale, me ne accorgo subito, son piene di cadaveri d’ogni specie. Chessò i millepiedi presente no? O lombrichi a metà. Calabroni appesi cioè impiccati da ragni abnormi. Cacchette di topo sparse diligentemente qua e là. Mamma s’impegna subito ad aprire il catoio per accendere i contatori. Il catoio per intenderci è una specie di garage per noi del Nord, solo molto, molto, molto più grande. Una specie d’immensa grotta, resa abitabile ( più o meno ), con muri spessi spessi, che serviva per ripararsi dalle bombe della guerra. Ecco questo per intendersi.
Fa così, fa cosà, apre, chiude, gira la manovella, alza, abbassa, pigia e … vi dico solo questo: NON C’È ACQUA! Praticamente non possiamo fare un cazzo. Tipo cosa? Tipo la pasta! Deficienti! Il caffè! Dare una cenciatina al frigo ch’è ricoperto da strato opachissimo e mettergli dentro bottiglie di acqua calda-africana. Siamo disidratate. Affamate. Assonnate. Stressate da far schifo. Io me la piglio con lei. Lei se la piglia con me. In un modo o nell’altro dobbiamo uscirne vive. Forse è il caso di sbranarci a vicenda. Il letto di camera mia è ricoperto da un’unica immensa ragnatela sopra. Camera mia invece è semplicemente infestata da fantasmi. Cattivi. Fanno sparire le cose. E ridono di me! Scendo giù, sto per mordere mia madre, mentre lei sta per uccidere un vicino. Dobbiamo andare in Municipio. Per elencare e far presente tutte le cose e i disagi.
Allora, elenco degli esposti:
- pago le bollette, ma dov’è l’acqua!
- pago le bollette e non c’è rispetto!
- pago le bollette quindi vengo qui!
- pago le bollette ma non posso lavarmi!
- pago la spazzatura ma è sudicio!
- pago la spazzatura ma com’è che nessuno lava la strada lì?
- venite adesso/subito/ora, a togliere quel cassonetto da sotto cucina mia se no ve lo sbalanco di là dal bastione!
Tempo residuo in Municipio: mezzora! Conclusione? Niente.
<< Io Signò che ci posso fa’!? >>.
Si ritorna a casa incredule, ormai non sento più neanche i morsi della fame. Né lo strano formicolio sotto i palmi delle mani. E… dico solo questo: viene Santina che ci invita a pranzo!
Mamma: << No, non fa niente… >>
Io: << Ma sì certo! Piglio la borsa e vengo!! Grazie Amica!!! >>.
17/ 07/ 2008
“Catania pullman”.
Arrivate con un’ora di ritardo, alle 10.00. l’aria condizionata equivalente a zero sul treno. Siamo nel Sud gente! Il mio broncio raggiunge terra. Entriamo nella stazione dei pullman “Ast” tipo la Sita per noi di Firenze. O.K., siamo qui, c’è mancato poco che il treno facesse un incidente, ma non l’ha fatto.
E stiamo tutti bene.
Mi siedo ad osservare a vista le valigie. Sono l’unica e le sedie sono tutte vuote. Mamma è andata a fare i biglietti per Vizzini. Si deve prendere ‘sto Ast. O.K., niente, ascolto. Sono un’ottima osservatrice io. Di là dal vetro c’è un gruppo di autisti pullman. Tutti in sovrappeso tranne uno e tutti con gli occhiali a specchio.
I discorsi sono questi: << Omettere che significa…? Ah?! È questo quello che vuoi spiegato? >>
<< See… see… che significa omettere? >>
<< Allora. >> pausa per tirare una bella boccata di sigaretta, si concentra, tutti aprono gli orecchi in attesa della bocca della verità, e: << cioè, mio compare, tipo, faccio un esempio, c’è uno che deve fare una denuncia, e… omette di fare la denuncia! Ù capisti?! >>. Tutto questo si capisce no? Detto in stretto siciliano. Come quando esce uno e fa: << Oh che film stanno dando nella televisione? >> ed indica un grosso schermo nero piatto quasi sopra di me. D’istinto mi giro e lo guardo, mi accorgo dopo che è forato da due buchi di proiettili.
Ghigno.
16/ 07/ 2008
“Nel Treno”.
Le tedesche poi dopo scopro che sono australiane. Bon niente! È ovvio che non possiamo stringere legami di nessun genere neanche ridanciani. La simpatia è reciproca e il mantener le proprie distanze per una convivenza forzata, è a palla, io fo il mio.
Attacco subito a leggere una cosa. Mamma sembra impazzita! Da subito, dallo scoccare il primo minuto si è messa a ciaccolare colla famigliola irritante. Le mocciose non hanno nessuna aria in particolare, solo sono senza zucchero né sale, la madre invece ce l’ha un’aria: Di quella da prendere a schiaffi. Mi ha quasi scaraventato i piedini paffuti della babykiller-poppante, dappertutto, per poi dirmi con un filo di voce scazzato: - Ti dà noia? -. Risposta: - No! – mi sono poi alzata e ho cambiato posto semplicemente. Mi sono messa le cuffiette ed ho alzato il volume in modo ragguardevole. Non posso e non voglio stare a sentire i soliti discorsi da vecchie rincoglionite stressate e frustrate donnette suddiste. Presente no? Di quelle che se ne sono fuggite nel Nord per cercare il meglio e che si lamentano e si lamentano di quanto è meglio la propria casa di merda. E parlano senza un minimo di spirito d’adattamento. Capito no? Dopo 30 anni delle solite tiritere, metto l’IPod e me ne fotto. Gran bella invenzione l’IPod, il computer portatile, la musica, i cd e i dvd! Fanculo al passato, via, via, via, via! Largo! Fate spazio! C’è la strada qui davanti, c’è bisogno di andare, e voi mi bloccate la visuale. Spiaccicatevi o sparite. Non servite a niente! E tu smettila di parlare in playback anzi smettila proprio di aprire e chuidere la boccaccia.
O.K. leggo. Parla dell’amore questo scritto. Ed io non so cos’è l’amore, ma ho un’idea sbriciolata in testa, è qualcosa che ha tanto a che fare con “la certezza”. Ma non ne sono troppo sicura. Di sicuro c’è di fondo il rischio, il gioco d’azzardo, le freccette e gli scacchi e il poker, e cazzo dai, non è che uno si mette a rischiare se non ha almeno un po’ di certezza dentro di sé. Di qualsiasi genere, anche di morire o di perdere tutto, o di fare il passo più lungo della gamba. Ad esempio io, quando cascai dalla moto sapevo prima che sarei cascata. Ho rischiato sì! Ma sapevo. O.K. treno, sto partendo.
Forse andrò a scontrarmi con quei tramonti color viola e arancioni col suono delle campane di S.Giovanni e puntini di abeti rossi e neri sullo sfondo da cartolina, che mi farà ricordare cosa più conta per me. E lo scopo per cui sono nata con tutta questa voglia di vivere. L’odore del fieno tritato dalla dentatura degli asini, il modo di sgranocchiarselo e il muso sorridente e i loro occhi che penetrano. I galli ruspanti sempre in super eccitamento e l’odore delle galline scorazzanti. Dozzine di babykiller in giù e in su da ripide stradine sulle bici due volte più grandi. Omini che gridano che vendono cose sulle api o macchine d’altri tempi, cose incomprensibili. Tipo anche alle 6.00. Del cazzo di mattino. Tipo ti vendono le uova fresche ambulanti. E poi la terra. La sabbia. La sporcizia dei piccioni. E poi c’è l’acqua che alle quattro non c’è più. E poi c’è un mangia-mangia mi sa. Tipo gente che non te l’aspetteresti mai che comanda “chi deve usufruire dell’acqua e chi no”. Io e la mamma facciamo parte della fattispecie dei secondi. E lo sappiamo bene tutti ormai: io voglio essere la prima che se no m’incazzo!
Stanotte l’autista del treno ha inchiodato. Ha fatto una frenata brusca, tra un po’ casco di sotto. Che ho la cuccetta in alto, “quella tipo all’ultimo piano”. La mamma si è messa a ciaccolare tutta la notte.
16/ 07/ 2008
“Dal Treno”.
Carrozza 2, scompartimenti n° 96 e 97. o giù di lì. Non ho per niente voglia di fumare. Il mio cuore e il mio fisico si sono già messi in moto per la purificazione.
Entro, faccio entrare mamma, che occupa già tutto, ed io già assaporo una convivenza tosta e in procinto dello scoppio. Mantrugio i denti e ingoio saliva. Butto lì un’occhiata e noto subito cosa c’è in quei tre o quattro metri quadrati: Una giovane donna con la cioccia di fuori che fa succhiare la sua babykiller di un anno, o giù di lì. A pelle mi sta sul culo. No no, proprio a pelle vedo, che ci stiamo sul cazzo. Allora, c’è lei con la babykiller ciucciante ed un’altra bambina di 7 anni. Di là accanto al finestrino, 2 donzelle spilungone, tipo tedesche, cosce all’aria e piedi nudi. Loro sì, che mi garbano!